Posted on di stefano martellotti

Siamo abbondantemente nel ventunesimo secolo, ma, il senso comune esprime modelli di pensiero a proposito del disagio mentale avvicinabili a quelli di epoche prescientifiche. Su queste tematiche persistono nel nostro paese molti miti e false credenze. Le nostre diagnosi vengono correntemente usate o interpretate come insulti, il disagio mentale considerato alla stregua di una mancanza di volontร  e totalmente autodeterminato dal soggetto che ne รจ affetto, i trattamenti vengono visti come forme di prevaricazione sul povero malato o equiparati a delle droghe e al consiglio di recarsi da psichiatri e psicologi si risponde per lo piรน stizziti: <<il pazzo sei tu!>>. Tutti questi pregiudizi riposano un poโ€™ in tutti gli strati sociali e sono largamente diffusi anche in persone con livelli dโ€™istruzione molto elevati.

Puรฒ essere dโ€™aiuto iniziare sottolineando come sia del tutto inappropriato cominciare a pensare ad una visita del genere solo quando si stia talmente male da non riuscire piรน a sopportarlo o solo dopo anni di sofferenza. In psichiatria, vale la regola fondamentale di tutte le branche della medicina: i disturbi sono piรน facilmente trattabili quando vengono identificati in una fase precoce del loro sviluppo, ossia ai primi segni e/o sintomi (prevenzione secondaria); in altri casi, poi, รจ anche possibile che una valutazione precoce riesca ad impedire del tutto lo svilupparsi di una condizione patologica, identificando e rimuovendo le condizioni predisponenti (prevenzione primaria). Nei soggetti giร  affetti da un disturbo, infine, un intervento scientificamente appropriato puรฒ limitare il rischio che il problema generi delle complicanze (prevenzione terziaria), come nel caso di un paziente affetto da depressione che, grazie alle cure, riesca a mantenere il proprio posto di lavoro o eviti di ricorrere ad alcol o sostanze per โ€œautocurarsiโ€.

Per un banale principio di prudenza, di fronte ad un problema medico non di tipo psichiatrico (nostro, di un familiare, di un amico), anche solo ipotetico, le persone tendono a richiedere una visita specialistica per approfondire la situazione. Al contrario, quando il disagio รจ di natura psichica o comportamentale si tende, salvo nei casi eclatanti, a consigliare una visita psichiatrica o il consulto da uno psicoterapeuta solo in una fase avanzata del problema (o neppure in quel caso!). รˆ assurdo e medioevale, ma รจ ciรฒ che abitualmente avviene.

Facciamo alcuni esempi tratti dalle altre specialitร  mediche. Lโ€™idea di andare dallโ€™otorino, vi viene in mente solo se una mattina vi svegliate sordi o muti? O preferite andarci e portarci un familiare anche per un lieve dolore allโ€™orecchio, per un acufene occasionale o per una sospetta laringite? Si va dallโ€™oculista solo quando si diventa ciechi, la vista cala al punto da non riuscire piรน a leggere alcunchรฉ, quando la congiuntiva รจ rossa come un pomodoro ed il dolore รจ insostenibile? Oppure le persone tendono a recarsi dallโ€™oculista anche solo dinnanzi al sospetto che qualcosa non vada nellโ€™aspetto dellโ€™occhio, nella capacitร  visiva o, ancora, per un semplice controllo o per uno scrupolo? Bene tutte queste semplici regole ormai entrate nel senso comune, normalmente non si applicano alle persone in condizioni di disagio emotivo. Il piรน delle volte si decide di recarsi da psichiatri e psicoterapeuti solo come ultima spiaggia, quando proprio la situazione รจ diventata insopportabile per il paziente e per i suoi familiari. Nella mia esperienza personale (ma credo di poter parlare a nome di molti colleghi) mi sono spesso imbattuto in casi di persone molto sofferenti al momento della prima visita, a causa di disturbi che sarebbero stati considerati relativamente blandi allโ€™epoca dellโ€™esordio (avvenuto magari molti anni prima della visita iniziale con me), ma che erano ormai divenuti gravemente invalidanti per essere stati trascurati. Nella maggior parte dei casi si trattava di problematiche facilmente trattabili quali fobie, distimia (una forma di depressione), lievi disturbi della personalitร , ansia generalizzata e cosรฌ via.  Benchรฉ facilmente affrontabili in una fase precoce, si trattava di forme morbose che, avendo un andamento tendenzialmente cronico e recidivante, avevano reso precaria la qualitร  di vita delle persone che ne erano affette, modificando in modo sostanziale aree fondamentali della vita mentale e concreta come, ad esempio, la carriera, lโ€™autostima, i rapporti affettivi, la capacitร  di prendere decisioni autonome e consapevoli, la libertร  negli spostamenti con mezzi di trasporto, la capacitร  di prevenire o difendersi dai fattori di stress e cosรฌ via. In molti di questi casi, lโ€™accumularsi dei fallimenti, di occasioni mancate e di problemi irrisolti aveva complicato lo stato di salute psicologica delle persone al punto da peggiorare il disturbo di base o di farne emergere altri in comorbiditร .